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Non c’è pace tra gli ulivi, come titolava un vecchio film. In Liguria il dibattito sulla Dop dell’oliva taggiasca impazza da mesi, dividendo olivicoltori, frantoiani e confezionatori su due fronti contrapposti.

Principale oggetto del contendere è la creazione di una Dop Taggiasca che comporterebbe la necessità di un cambio di nome, in quanto il nome della Dop e quello della cultivar non possono essere identici. Per questo motivo, infatti, analoghi progetti di costituzione della “Dop dell’oliva Taggiasca” sono stati bocciati in passato dall’autorità europea.

Ora il comitato promotore Dop Taggiasca, sostenuto dalle maggiori organizzazioni di categoria, ha proposto di aggirare l’ostacolo rinominando la cultivar dell’oliva dapprima come “Giuggiolina” e poi come “Gentile”. Un’opzione che non piace per nulla ad altri olivicoltori e frantoiani, riunitisi nel comitato Salvataggiasca, favorevoli all’istituzione di una Dop purché non contempli il cambio di denominazione di una cultivar che attualmente è patrimonio collettivo e che rischierebbe di andare ad appannaggio esclusivo del nascente consorzio di tutela.

olive taggiasca

Lo scontro evidenzia un problema che va al di là del singolo caso. In Francia già si discute della penetrazione delle multinazionali nel circuito delle Dop, sulla scorta del libro con cui Véronique Richez-Lerouge ha evidenziato la concentrazione industriale nel settore caseario.

Da noi questo pericolo è forse meno presente, ma c’è comunque il rischio che uno strumento pensato per aggregare i produttori finisca invece per dividerli.

 

Le denominazioni d’origine nascono infatti come mezzo di tutela collettiva accessibile a tutti gli operatori, grandi e piccoli. Sempre più spesso accade invece, anche all’interno della stessa filiera, che vengano utilizzate per proteggere i produttori più forti a scapito di quelli deboli.

 

Noi crediamo al contrario che l’agricoltura di qualità debba restare un patrimonio comune, ben riconoscibile per chi produce e trasforma come per chi consuma.

 

Gaetano Pascale

presidente di Slow Food Italia

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